I soliti italiani

LUIGI TENCO

Tutti i volti della malinconia

Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967), simbolo universale assieme ad altri eletti, di quella conosciuta come “scuola genovese” nacque in realtà a Cassine, in Piemonte. Ancora molto piccolo gli eventi della vita lo portarono nella sua città di adozione, Genova appunto.
La situazione familiare particolare e l’atmosfera di una città unica come quella ligure, ma soprattutto la gente che vi incontrò e frequentò (Paoli, Lauzi, Reverberi, Bindi, Calabrese e in seguito De André), ne formarono sicuramente la complessità del carattere.
Da tutti oggi ricordato per le atmosfere malinconiche delle sue composizioni e per la sua aria ribelle e anticonformista, viene raccontato invece da chi lo conobbe bene, come un ragazzo molto spiritoso e brillante. Di certo la morte clamorosa, suicida al Festival di Sanremo 1967, ha condizionato la comune percezione della sua personalità.
Quello che non può invece essere messo in dubbio è la sua eredità musicale, seppur ridotta causa la prematura scomparsa, di una qualità poetica dal taglio molto personale.
Non sono molti i suoi brani notti alla maggioranza del pubblico, ma anche in quelli meno noti si possono trovare dei picchi poetici altissimi.

Se
Non m’avessero detto mai
Che le fiabe son storie non vere
Ora là io sarei

IL MIO REGNO
L. Tenco
Luigi Tenco – 1962 Dischi Ricordi 

NON PARTIRE SENZA
I SOLITI ITALIANI

Italia terra di poeti… Ma non tutti i poeti si trovano sui libri di scuola. Allora ecco 10 frasi per raccontare i soliti italiani che non sanno smettere di scrivere parole meravigliose.